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Ti presento i miei di RB24: ANNA POLITKOVSKAJA: UNA STORIA DI CORAGGIO E VERITA’

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Ci sono alcune storie che meritano di essere raccontate fino in fondo: una di queste è la storia di Anna Politkovskaja assassinata a Mosca per aver raccontato la verità sulla guerra in Cecenia. 

La giornalista Anna Politkovskaja

Una giornalista affermata e non solo, ma anche un’attivista per i diritti umani in Russia. Era nata a New York nel 1958, ma era cresciuta a Mosca, dove si era laureata in giornalismo nel 1980. La sua carriera giornalistica prende una svolta importante quando entra a far parte del bisettimanale d’inchiesta Novaya Gazeta, dal 1999. Questo giornale, fin dalla sua nascita, è sempre stato molto critico nei confronti della classe politica della Russia post-sovietica, pubblicando spesso inchieste e dossier riguardanti la corruzione della classe politica e dell’economia russa. 

Da qui, la Politkovskaja mosse i primi passi verso quella direzione assai ostile al governo russo, e difatti, la sua notorietà crebbe enormemente allo scoppio del conflitto armato in Cecenia, laddove il suo lavoro documentaristico la portò a denunciare, attraverso la testimonianza sul campo, gli abusi del Servizio di Sicurezza Federale (FSB), i servizi segreti interni continuatori del KGB sovietico, e del GRU, i servizi segreti militari, che avevano il controllo delle operazioni (ufficialmente, infatti, il conflitto ceceno era gestito dalla Russia come un’operazione di antiterrorismo).

Testimoniò e scrisse, in due libri e in diversi articoli, dell’uccisione di civili innocenti e, dopo la fine degli scontri armati, della corruzione e delle violazioni dei diritti umani del nuovo regime di Ramzan Kadyrov, un ex ribelle ceceno passato a sostenere la Russia. 

Inoltre, fu fondamentale il suo ruolo di intermediaria, durante l’assedio del teatro Dubrovka di Mosca, nel 2002, tra i rapitori ceceni e le forze dell’ordine. Mentre si stava occupando dell’assedio della scuola di Beslan (Ossezia del Nord), nel 2004, perse conoscenza dopo aver bevuto un tè sull’aereo per il Caucaso, probabilmente a causa di un avvelenamento da parte del FSB. 

Nel pomeriggio del 7 ottobre 2006, sabato, venne uccisa con quattro colpi di pistola nell’ascensore del condominio dove abitava, nel centro di Mosca. La morte della giornalista ebbe un richiamo fortissimo in tutto il mondo, e i sospetti del governo russo sull’accaduto crebbero a dismisura. Anna Politkovskaja divenne un simbolo di coraggio per tante persone. 

La copertina del libro

Pochi mesi fa, è stato ripubblicato il libro della giornalista, La Russia di Putin, che sta nuovamente vendendo migliaia di copie in tutto il mondo. Questo libro, infatti, è destinato a rimanere nella memoria per l’audacia e il coraggio con cui l’autrice racconta la realtà della Russia di oggi, quella dove dietro ad una democrazia di vetrina, si nasconde un regime soffocante ed autocratico. In queste pagine c’è proprio il racconto di questa doppia faccia della Russia, ancora imbevuta di quel sovietismo che tutto controlla ed ingloba. 

Per tutti questi motivi, una testimonianza così forte di coraggio da parte della Politkovskaja non può e non deve essere lasciata senza voce, ma deve essere raccontata e gridata a tutti. 

Valerio Autuori


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