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RENE’ MAGRITTE, IL MISTERO DEI VOLTI NASCOSTI

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René Magritte è stato un pittore surrealista belga, nato nel 1898, i suoi dipinti sono ammirati e conosciuti in tutto il mondo. Con un stile inconfondibile, i quadri di Magritte sono fin dal primo sguardo iconici e originali. Nelle sue tele non si vedono mai raffigurati i volti delle persone, un alone di mistero si nasconde dietro a questo tratto caratteristico di Magritte, molti osservatori infatti si sono interrogati sul loro significato e spesso sono il frutto delle più disparate interpretazioni.

René Magritte

Opere come Les amants, L’histoire centrale, e Le fantasticherie del passeggiatore solitario sono solo alcune delle tante tele che presentano dei significati misteriosi e nascosti.
C’è un episodio, in particolare, che avrebbe potuto influenzare Magritte nella sua produzione artistica, vediamo insieme qual è:
quando Magritte aveva quattordici anni, la madre si era gettata in acqua e, nel momento in cui il suo corpo fu recuperato, aveva il volto coperto dalla camicia da notte. Non è chiaro se sia stata la corrente a velarle il viso oppure se ella stessa abbia voluto coprirsi gli occhi per non guardare in faccia la morte. Questa tremenda immagine si fissò nella mente del giovane René e non lo abbandonò per tutto l’arco della sua vita. Ed ecco, dunque, che i suoi dipinti si fecero luogo del dramma, spazio per affrontare il dolore e raffigurarlo, chiamarlo per nome, riviverlo, forse esorcizzarlo.

Questa lettura, tuttavia, potrebbe risultare estremamente semplicistica, questo perché, I famosi drappi bianchi che ritroviamo spesso nei suoi quadri potrebbero rappresentare di volta in volta significati molteplici.
Negli Amanti, per esempio, il famoso drappo bianco che copre il volto dei due corpi che si baciano potrebbe rappresentare non solo la primissima negazione dell’amore fra i suoi genitori conseguente alla morte della madre,
ma raggiungere anche un simbolismo più ampio, come l’impossibilità della piena potenza amorosa tra due persone, complici di una mancata comunicazione che frena il compimento totale dell’amore stesso.

Tali duplici, e perché no, molteplici letture nei dipinti di Magritte possono ampiamente trovare fondamento in tutto l’universo artistico del pittore.
Ci si chiede, a questo punto, qual è il valore del drappo bianco in Magritte? Perché allora il rifiuto di Magritte di rappresentare i volti? Perché nasconderli?
E se invece, questi drappi non fossero soltanto una sorta di negazione e di rimozione di un evento così drammatico vissuto dall’artista in giovane età, ma in realtà un mezzo per raggiungere qualcos’altro? Una sorta di passaggio privilegiato per accedere ad altri messaggi nascosti.

RenÈ Magritte, DÈcalcomanie, 1966, © PhotothËque R. Magritte / Banque d’Images, Adagp, Paris, 2016

Le opere di Magritte vanno oltre, circoscriverle significa limitare il loro enorme impatto visivo e intellettuale. Ognuno di noi, guardando i suoi dipinti, può trovarci tante cose, potrebbe provare il desiderio di togliere finalmente quei drappi che nascondono e sottraggono.
Ma l’artista non spiega, suggerisce, incuriosisce e cosa fondamentale: emoziona. Il non detto narrativo, e in questo caso, il “non mostrato” di Magritte eleva l’arte ad un livello superiore, poiché sprigiona la potentissima libertà di ogni spettatore a immaginare altri mondi possibili.

Valerio Autuori


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