Si chiamava Marian Shaka una delle 26 donne migranti arrivate morte a Salerno una settimana fa con la nave spagnola Cantabria. Aveva vent’anni. Prima che il marito la riconoscesse, la ragazza era stata identificata solo da un cartellino che la indicava come la numero ‘2’. Solo un’altra di loro – la salma n.8 – è stata strappata all’anonimato. Al cimitero di Salerno, alcuni giorni fa è stato accompagnato il fratello che l’ha riconosciuta. Si chiamava, Osato Osaro, era nigeriana, di soli 20 anni anche lei. La pista più probabile della loro morte, intanto, resta quella dell’annegamento. Proprio oggi il pool di medici legali, coordinato dal professor Antonello Crisci, porterà al pm della Procura della Repubblica di Salerno Luca Masini i risultati degli esami effettuati sui corpi delle giovani. I solenni funerali, che verranno celebrati nei prossimi giorni in forma pubblica, si terranno sull’ossario del cimitero monumentale della città e saranno organizzati dal Comune che, per l’occasione, proclamerà lutto cittadino.
(ANSA)