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CHARLIE CHAPLIN, IL MONOLOGO SULLA PACE DEL GRANDE DITTATORE

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1940. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, una guerra che trasformerà completamente gli assetti geopolitici dell’intero pianeta, provocando morte, povertà e carestia. In questo panorama mondiale esce al cinema Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, geniale parodia dei regimi nazifascisti che dominavano in quegli anni. Di quel film è rimasto indelebile il monologo di Chaplin che riesce, con le sue parole, a criticare la crudeltà spietata di quei tempi e l’avidità di sentimenti di molti esseri umani, e nel contempo, a indicare una via d’uscita di pace, amore e tolleranza. 

Chaplin, nel film critica, attraverso personaggi caricaturali, le figure di Hitler, Goebbels, Mussolini e Goering portando la satira ad un livello massimo. Egli, iniziò a progettare il soggetto del film nel 1936 prendendo spunto da fatti realmente accaduti in quegli anni; quando, finì la guerra, Chaplin apprese delle prime verità che trapelavano sui campi di concentramento e rimanendo sconcertato dalla crudeltà di tali atrocità disse: «se avessi saputo com’era spaventosa la realtà dei campi di concentramento, non avrei potuto fare Il Grande Dittatore; non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti». 

Il Grande Dittatore è un film potente, estremamente attuale, purtroppo, ancora oggi. È impossibile rimanere impassibili dinanzi alle parole di Chaplin che riescono, nella loro semplicità, a smascherare la politica disumana delle grandi dittature del Novecento, e invita ogni essere umano a godere della ricchezza dell’altro, del diverso, che altro non è che un simile. La felicità, dice Chaplin, è nelle piccole cose ed è a portata di mano per tutti senza cadere nell’odio e nell’indifferenza. 

Ecco, perché, rileggere oggi le parole di Chaplin, o meglio ancora, rivedere insieme questo film può insegnare ancora molto. 

Qui il monologo completo, prendetevi qualche minuto e leggetelo con calma:

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. 

Vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. 

In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica. 

Ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. 

L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo! E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. 

Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi disprezzano e vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui.

Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! 

Ricordate, nel Vangelo di S. Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini! Voi! 

Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza! Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo, che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.

Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! 

I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza.

Valerio Autuori

Il video del monologo estratto dal film:


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