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La Salernitana non osa, Pisa battagliero: l’analisi del match contro i toscani

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sal-pisaLa Salernitana rimanda ancora l’appuntamento con la vittoria ed è costretta a registrare la crescente insoddisfazione di una tifoseria che, anche ieri, non ha fatto mancare alla squadra il suo inesauribile sostegno. Prima di scatenarsi, al termine del match, in una sonora bordata di fischi che, senza voler sdoganare toni calcisticamente apocalittici, hanno indicato la spia di un desiderio perennemente mortificato. La torcida granata comincia ad avvertire impazienza e stanchezza, e soprattutto la necessità interiore di liberarsi della frustrazione procurata da una squadra che raramente riesce ad andare oltre un calcio ruminato, macchinoso, attendista e prevedibile. Prendendo in prestito il pensiero del filosofo Epicuro, secondo il quale esistono dei piaceri naturali ma non necessari, possiamo tranquillamente affermare che il calcio deve saper regalare emozioni e divertimento, altrimenti anche il grande amore che lega il tifoso alla sua squadra del cuore rischia seriamente di barcollare. E ieri, ad essere onesti, solo l’affetto per il vecchio ippocampo ha impedito ai presenti sulle gradinate dell’Arechi di andare via dallo stadio con largo anticipo. Una Salernitana monocorde, ansiosa, elefantiaca nel muovere il pallone, è riuscita a produrre appena cinque minuti di calcio intenso all’inizio della ripresa, prima di essere facilmente irretita da un Pisa concentrato e battagliero ma assolutamente alla portata degli uomini di Sannino. Con i toscani disposti con dieci uomini a difesa della propria metà campo, il giro palla lento e scontato dei calciatori di casa ha rappresentato una sorta di innocuo solletico per la retroguardia guidata da capitan Lisuzzo. Bisognava invece sprigionare maggiore personalità, agire con il protagonismo giustificato dall’oggettiva qualità tecnica dei calciatori presenti in campo. Quando sul terreno di gioco puoi avvalerti di elementi del calibro di Coda, Donnarumma, Rosina, Improta, Della Rocca e Vitale, un tecnico ha il dovere di andare oltre il compitino, di pretendere e trasmettere maggiore personalità e coraggio ai suoi uomini. Ed invece la sensazione è che Sannino, in questo momento, tenga soprattutto al consolidamento della sua posizione (mai in discussione ma sempre appesantita da una sorta di stanchezza psicologica), invece di sprintare sul piano del coraggio e della personalità e chiedere ai suoi calciatori di mostrare per intero le loro indubbie capacità tecniche. Questo ‘conflitto d’interessi’ si ripercuote inevitabilmente sulla squadra, che si limita ad essere ordinata e combattiva, ma poco concede all’inventiva e alla capacità di osare. Le partite bloccate, povere di occasioni da rete, noiose fino a spazientire, sono il risultato di un collettivo che fa del pragmatismo integralista il suo principio base. Ma la capacità di essere concreti è un valore quando l’avversario ti mette alle corde. Quando, invece, si assiste ad un abuso di concretezza, in partite dove ne basterebbe molto meno – come è spesso accaduto di recente – il pragmatismo si trasforma in una sorta di ingiustificato e nocivo timore. Ieri, se i granata avessero accantonato la ricerca della vittoria attraverso uno sterile possesso palla, lasciando spazio ad una maggiore qualità tecnica intrisa di audacia e personalità, probabilmente sarebbero riusciti a creare i presupposti per esercitare una pressione più efficace e costante sulla fase difensiva del Pisa. Bisognava accantonare l’improduttiva circolazione di palla, macchiata da una lentezza esasperante, e seguire il protocollo offensivo imposto da determinate partite. Ossia verticalizzare immediatamente, chiedere agli attaccanti di uscire dai blocchi difensivi e lavorare di sponda per gli inserimenti dei compagni dalle retrovie. E poi, ancora, facilitare lo sviluppo dell’azione sulle corsie laterali con cambi di gioco precisi ed immediati, ed allo stesso tempo chiedere alle catene esterne di partecipare compatte ai tentativi di assalto portati alla fitta muraglia difensiva toscana. Per evitare, ad esempio, di lasciare solo il vivace e intraprendente Improta che, privo del supporto dei compagni, è stato spesso costretto a subire i raddoppi di marcatura degli avversari. Infine, pretendere da Rosina, ma anche da Busellato e Della Rocca un presidio più incisivo e autorevole nelle trequarti avversaria. Più in generale, chiedere alla squadra di lavorare con maggiore intensità e senza palla. Comprendendo nel discorso anche la reattività della difesa nelle coperture preventive, spesso superficiali e scarsamente tempestive.Tutto questo, purtroppo, lo si è ammirato sporadicamente. Quando i granata hanno accelerato la circolazione di palla, attaccato lo spazio nei tempi giusti, valicato l’ordinarietà tecnica, il Pisa ha rischiato seriamente di subire gol. Ma recitare a sprazzi questo copione tattico, oppure per soli cinque minuti consecutivi all’inizio del secondo tempo, non ha destabilizzato più di tanto i calciatori toscani, i quali, superati alcuni sbandamenti (anche grazie ad un po’ di fortuna), sono riusciti a ricompattarsi e ad avere la meglio sull’impacciata e tediosa iniziativa granata. Difficoltà ad impensierire con continuità l’avversario resa ancora più evidente da alcune discutibili scelte tecniche operate da Sannino. Come la incomprensibile sostituzione di Donnarumma, nel momento in cui il ragazzo stava producendo il massimo sforzo sul piano tecnico, motivazionale e temperamentale. L’ex teramano, infatti, baciato da una positiva trans agonistica, con il suo movimento e la sua caparbia fisicità riusciva a creare non pochi grattacapi alla retroguardia nerazzurra. I pericoli procurati alla porta di Uikani portavano soprattutto la sua firma, prima della decisione di Sannino di spedirlo sotto la doccia e provare ad attaccare diversamente. Con l’inserimento di Caccavallo a sostegno di Coda e Rosina, dando vita ad una Salernitana intenzionata a regalare pochi punti di riferimento alla difesa toscana ed a sbloccare la gara con il fraseggio rapido e qualitativo. Nulla di tutto questo si è visto, con inutili palloni scaraventati in avanti, velleitarie azioni individuali, e tentativi di fraseggio nella trequarti pisana macchiati da imprecisione e annullati da un’ingiustificata fretta. La coperta di fischi che ha avvolto la Salernitana al termine dei novanta minuti deve rappresentare lo stimolo per dare inizio ad una rinascita tecnica decisamente alla portata di questo organico. All’allenatore e ai calciatori granata spetta il gravoso compito di non far degenerare l’insoddisfazione del momento in disamoramento.
 
Fonte: Solosalerno.it
 
 
(Redazione Bussola 24)