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Salernitana, affondo di Nalini: "Proposta rinnovo irrisoria dopo cure a mie spese, non sono mercenario"

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BRU_2384
(da www.solosalerno.it)
Andrea Nalini dice la sua sulle motivazioni che l’hanno spinto ad accettare l’offerta del Crotone e non accettare la proposta di rinnovo giuntagli dalla Salernitana alla fine della stagione. L’esterno veneto, in una lunga intervista concessa al quotidiano Il Mattino, chiarisce alcuni interessanti dettagli relativi alla gestione degli infortuni che l’hanno colpito, confessa di aver pagato di tasca propria le cure riabilitative fuori città e di aver sperato fino all’ultimo di poter continuare la sua avventura in granata, ricevendo però “proposte irrisorie in confronto ai contratti che giravano in squadra”, con riferimento soprattutto ai più giovani, evidentemente agli esordi tra i professionisti.
A Nalini non è andato giù il trattamento ricevuto dal club. “Mi sono sentito sottovalutato”, il succo. “Serie B per Serie B sarei rimasto, anche con richieste dalla massima serie ci ho pensato bene. La proposta della Salernitana però è stata irrisoria. Un ragazzo che esce appena dalla Primavera non può percepire più di me. Ho giocato poco e ho avuto problemi, è vero, ma credo di aver dimostrato il mio valore – ha dichiarato il calciatore sulle colonne dell’odierna edizione del quotidiano, non lesinando affondi contro chi in questi giorni l’ha etichettato sui social – Io mercenario? Se lo fossi stato, non sarei mai venuto a Salerno: guadagnavo di più lavorando e contemporaneamente giocando alla Vecomp. Non pretendo la luna ma gli addetti ai lavori mi hanno valutato il triplo di quanto offertomi dai granata. Che è ugualmente tanto, se paragonato allo stipendio in fabbrica di quattro anni fa! Però, prendendo in esame i contratti che girano in squadra, mi sono sentito un po’ sottovalutato. Evidentemente non ho fatto abbastanza”.
La Salernitana ha perso un prospetto importante a parametro zero. Un calciatore che avrebbe potuto dire la sua (e dare un grossissimo contributo alla causa) nel prossimo campionato ma anche rappresentare una cospicua plusvalenza, essendo stato pescato tre anni fa nell’anonimato della Serie D con un costo di soli 16mila Euro per rilevare il suo cartellino dai veronesi della Virtus Vecomp. Eppure il rinnovo non è arrivato, con il Crotone del sempre lungimirante diesse Ursino che s’è fiondato subito sul giocatore, grazie ad un’importante investimento (triennale da circa 500mila Euro complessivi). Proposta della Salernitana tardiva e bassa, oppure volontà del calciatore di lasciare e spiccare il volo verso altri lidi? Nella versione di Nalini, la chiamata del club granata è arrivata “circa dieci giorni dopo i playout. Il Crotone voleva che firmassi tanto prima ma ho voluto attendere la Salernitana. Non so se la società volesse aspettare una completa guarigione o capire se fossi realmente da B. Pensavo di meritare un’offerta migliore per le prestazioni che ho dato quando stavo bene: gli infortuni fanno parte del gioco, se sono un po’ più sfigato degli altri non so cosa fare. C’è un buon rapporto con Mezzaroma, gli ho chiesto di venirmi incontro dopo quel che avevo passato. Ad esempio, mi sono curato per mesi a Bologna di tasca mia, sborsando 600 Euro a settimana in un centro di primissimo livello“. Numeri che, paragonati allo stipendio minimo federale percepito da Nalini, sono un esborso significativo. Ma sono pur sempre frutto di una scelta personale del giocatore, cosa che va sottolineata: non gliel’ha certo imposto la Salernitana. E qui arriva il duro affondo del diretto interessato. “Confermo, è stata una mia scelta. Ma l’ho fatto per venirne fuori al meglio. Se fossi rimasto a Salerno, ora sarei ancora sulla leg press a rinforzare il muscolodice Nalini, non nuovo ad ammissioni che pare abbiano fatto spesso storcere il muso al medico sociale della Salernitana – che non ha mai replicato (imbavagliato dal club?) – come quella di marzo, pochi giorni dopo il suo ritorno in campo dopo la lunga sosta ai box e le tante incomprensioni sui tempi di recupero (clicca qui per leggere l’infortunio). Il calciatore ripercorre poi le tappe dei malanni al ginocchio nati sul finire del torneo di Lega Pro 2014/15 e ora finalmente risolti: All’inizio mi dissero di giocare con l’antidolorifico: da incompetente e ingenuo l’ho fatto per 7-8 partite, finché la cosa non s’è aggravata. Dopo la gara col Matera non riuscivo neppure a salire le scale. Anche per gli allenamenti mi si chiedeva di forzare ed ho continuato a prendere farmaci da cretino, andando sul dolore. Ma se avessi tirato ancora la corda avrei rischiato di smettere di giocare. Non vorrei fare polemiche, ora mi è capitata l’opportunità della vita, cui tutti i calciatori ambiscono. Certo, una piazza come Salerno non la troverò da nessuna parte. Anche se si preferiscono i nomi alle scommesse: io ero una di quelle. Per me la scommessa è vinta. So quel che valgo, ho avuto ostacoli e tanti al mio posto avrebbero mollato. Mi sento più forte di prima. Se i miei compagni sono ad Ibiza, io rinforzo il ginocchio per arrivare in ritiro al top. Perchè Crotone? Lì potrei riuscire a mettermi in mostra, partiamo tutti sullo stesso livello. Altrove ci sono giocatori affermati che avrebbero potuto essermi preferiti”.
Un commento, ormai da ex, sulla mancata conferma di Leonardo Menichini sulla panchina granata dopo la promozione del 2015 e la salvezza appena ottenuta. “Ho sentito tante voci negative su di lui. Sarò di parte ma gli devo tanto, mi ha buttato dentro subito, nonostante fossi acerbo e con poco margine di errore. Il mister è una brava persona: non ho avuto chissà quali allenatori, non posso fare paragoni. Ho solo pensato a fare sempre quello che mi diceva, pedalare e star zitto dice Nalini, che poi conclude con le sue emozioni più belle sull’esperienza granata. In primo piano, il clima del tifo salernitano: “Ho la coscienza pulita, sento di aver dato sempre tutto e non ho rammarico, se non l’aver iniziato tardi l’anno della B. Ho sempre sudato la maglia, porto con me ricordi meravigliosi, dal segnare sotto la curva sud o anche solo prepararsi sotto il tunnel. Roba da brividi. E poi il sabato dopo magari vai a Vercelli e senti il silenzio: è lì che capisci bene cos’è l’Arechi“.