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Salernitana – Lanciano: l'analisi del match

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imageTroppo granitico il risultato ottenuto al ‘’Biondi’’ di Lanciano per rischiare di essere messo in discussione all’Arechi. Risultato reso ancora più intangibile dalla marea umana posta a protezione dello stesso. I calciatori abruzzesi hanno provato ad allargare spiragli ridottissimi con una partenza aggressiva e propositiva, ma ben presto il loro furore è stato smorzato dalla capacità della Salernitana di non lasciarsi sorprendere sul piano agonistico e mentale. Lanciano disposto inizialmente con un ‘4-1-2-2-1′ flessibile, pronto a mutare anche in ‘4-1-3-2′ e in ‘4-3-3′. La novità tattica, che un po’ sorprende, è rappresentata dalla posizione da regista basso assunta da Giandonato, con lo spostamento sul centrosinistra di Bacinovic. Gli abruzzesi sono motivatissimi, desiderano abbandonare la categoria con una prestazione gagliarda e dignitosa, ed allora partono forte con un’incursione sulla fascia sinistra targata Di Matteo-Di Francesco. La Salernitana, però, è tignosa, sa perfettamente cosa l’attende e non si lascia sorprendere, giocando con ordine tattico e concentrazione. Zito pressa come un ossesso, mentre i due attaccanti si sacrificano a turno in fase difensiva sul playmaker Giandonato. A fare la gara è il Lanciano, che inizialmente prova a gettare scompiglio nella metà campo granata tagliando tra le linee con gli attaccanti, i quali liberano metri sulle corsie laterali agli esterni bassi e alle mezz’ali. Quest’ultime, inoltre, non di rado attaccano lo spazio centralmente. La squadra di Menichini è brava a compattarsi all’altezza dei propri venticinque metri, per poi ripartire di rimessa una volta conquistata palla. Lo fa soprattutto con Zito, sempre devastante quando ha spazio davanti a sé per produrre le sue accelerazioni con la palla attaccata al piede. I granata sono attenti e concentrati, sempre disciplinati tatticamente e bravi ad inaridire i punti di forza dei rivali. Il tecnico di Ponsacco sa di dover curare soprattutto le marcature necessarie a limitare il raggio d’azione e le giocate del temibilissimo Di Francesco. Ed è così che nasce l’idea di sguinzagliare Tuia in prima battuta, con Nalini e Moro sempre celeri nel raddoppiare e triplicare la marcatura sul figlio del tecnico del Sassuolo. Il Lanciano prova a condurre le danze, ma i pericoli veri li crea la Salernitana quando serve in maniera nitida i suoi due attaccanti, Coda e Donnarumma, che hanno sempre la meglio sulla difesa ospite, pur mancando di concretezza e cinismo al momento della battuta a rete. Difficoltà frentana che si palesa anche sulle palle inattive, con Coda che, servito da Tuia, aggira Cragno e deposita il pallone in rete. Realizzato il gol del vantaggio, i padroni di casa potrebbero dilagare, riuscendo anche a deliziare il pubblico con i calibrati lanci di esterno di Zito e gli stop di tacco in corsa di Nalini. Donnarumma non è famelico come nel recente passato, sciupando dapprima un ottimo assist di Coda, poi peccando di egoismo invece di servire lo stesso compagno di reparto e Zito completamente smarcati sul versante opposto. Il Lanciano, già gravato dall’enorme peso psicologico derivante dalla disfatta della gara d’andata, inizia a sciogliersi gradualmente, prima di sventolare con mestizia la bandiera bianca. Ancora qualche sussulto innocuo con due conclusioni dalla distanza di Bonazzoli e Di Francesco. Inoltre Maragliulo prova anche a scompaginare il quadro tattico spostando qualche metro più dietro Di Francesco, che approfitta dell’effetto sorpresa per servire a Bonazzoli un invitante assist in corridoio, ma i difensori granata sono attenti e chiudono con tempismo.
Nel secondo tempo, registrate le sei sostituzioni, non accade nulla di rilevante. Le due squadre onorano l’impegno, ma le motivazioni risultano ormai ridotte ai minimi termini. I granata danno vita ad una prolungata gestione del pallone, pizzicando di tanto in tanto la retroguardia frentana con qualche azione di rimessa. Gli ospiti provano a produrre gioco e ad uscire almeno indenni dall’Arechi, affidando le loro chance ad alcune iniziative isolate e velleitarie di Di Francesco e del subentrato Turchi. Nulla di particolarmente significativo. Molto più interessante è quello che accade sugli spalti, con il pubblico granata che manifesta apertamente la sua delusione per una stagione fin troppo sofferta. Lanciando anche un severo monito alla proprietà su quelle che saranno le strategie da attuare nelle prossime settimane. Campionati anonimi e, peggio ancora, sofferti come quello appena archiviato, non saranno più tollerati. Salerno desidera e merita un calcio importante ed uno spettacolo trascinante. Alla società l’onore e l’onere di soddisfare l’incredibile passione dei seguaci dell’Ippocampo.
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