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Salernitana: playout, obiettivo salvezza

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BRU_7166Ottimizzare il tempo che anticipa il primo appuntamento play out, è compito spettante alla società ed all’intero staff tecnico. Troppo importante concentrarsi sul recupero dei tanti calciatori infortunati e sul miglioramento della condizione atletica del gruppo nella sua interezza. Così come appare fondamentale il lavoro di campo, attraverso il quale reperire le soluzioni tecniche e tattiche in grado di perforare la fase difensiva dei rivali e allo stesso tempo inibirne la capacità offensiva. Intanto, approfittando di questa sorta di stasi agonistica, resa necessaria dall’urgenza di eliminare nocive scorie mentali e regalare sollievo ai muscoli sempre più usurati di Moro e compagni, un sintetico bilancio di questa regular season, soprattutto in chiave futura e allo scopo di non ripetere i grossolani errori commessi durante l’anno, va fatto. Salerno, sperando che questo travagliatissimo torneo cadetto si concluda positivamente con il raggiungimento della salvezza, ha già comunicato alla società retta da Lotito e Mezzaroma che certi spettacoli deprimenti non saranno più tollerati. Lo striscione comparso nella Curva Sud ‘’Siberiano’’ (‘’Play out, retrocessione o salvezza, finisca presto questa tristezza: Salerno merita rispetto), prima dell’inizio del match contro il Como, è più eloquente di tante altre parole. Spettacoli che, è bene chiarirlo, non sono stati il frutto di una cattiva congiunzione astrale o (solo) di errori arbitrali commessi ai danni della squadra granata. La stagione è stata sconcertante perché è mancata la pianificazione iniziale (tecnica e logistica), sostituita da una presuntuosa approssimazione, figlia dell’erronea convinzione di poter raggiungere l’obiettivo ‘massimo’ societario producendo il minimo sforzo. Obiettivo apicale della dirigenza (una salvezza sofferta e, quindi, finalizzata a preservare incassi cospicui fino al termine della stagione) che non potrà mai collimare con le legittime ambizioni di una tifoseria che fa impallidire tanti altri contesti calcistici, serie A compresa. Lotito e Mezzaroma dovranno comprendere, a salvezza acquisita, che a Salerno, di ‘argomenti satellitari’, si potrà parlare solo approfondendo la volontà della componente cittadina affezionata al pallone di abbonarsi o meno all’emittente Sky. Per il resto, la Salernitana dovrà avere un suo percorso autonomo, svincolato completamente dal cammino che vedrà protagonista la Lazio. La città, ormai è pure pleonastico sottolinearlo, ha potenzialità di pubblico, passione, calore, entusiasmo e voglia di emergere impossibili da ingabbiare all’interno di una gestione che abbia come riferimento primario gli interessi del patron, palesi ed insondabili allo stesso tempo ma chiaramente confliggenti con quelli coltivati dalla piazza granata. Quarantamila presenze nelle ultime due gare, sommate alle tante migliaia già registrate in precedenza, rappresentano un urlo, fiero ed inesauribile, proteso alla ricerca di una sacrosanta e ormai improcrastinabile ‘indipendenza’. E non si dica che questo vademecum in prospettiva futura rappresenti un tema fuori contesto. Perché la stagione regolare è comunque terminata, portando in dote un mortificante spareggio per non retrocedere in Lega Pro. E nessun mantenimento auspicabile della categoria, pertanto, potrà fare il miracolo di rendere sopportabile uno scempio calcistico durato quasi un anno. Il presidente Lotito, che ama parlare di calcio, lasciando le dissertazioni sul pallone ai comuni mortali, deve necessariamente convincersi di aver commesso, insieme ai suoi più stretti collaboratori (direttori sportivi in loco ed altri operanti altrove, oltre ad una miriade di procuratori sempre alla ricerca di nuove ed allettanti opportunità), un’impressionante serie di nefandezze programmatiche. A partire dal fallimentare mercato estivo, solo irrisoriamente corretto da quello invernale, fino alla tempistica assai discutibile di alcune decisioni assunte strada facendo. Salerno vuole essere una protagonista reale del calcio italiano, ha i mezzi per diventarlo ed è giusto che la sua passione incommensurabile sia assecondata e soddisfatta. Questa società deve fare ‘’mea culpa’’, rispondere alle critiche con un governo dell’azienda Salernitana che sia finalmente coerente con la calorosa attenzione che circonda da sempre il destino dell’Ippocampo. Competenza, investimenti, definizione precisa dei ruoli, organizzazione logistica curata nei minimi dettagli, progettualità a trecentosessanta gradi, strutture adeguate, settore giovanile che non faccia addirittura peggio della prima squadra. Se i patron capitolini dimostreranno di possedere passione, volontà e potenzialità economiche tali da poter rispettare i suddetti punti programmatici, la Salerno calcistica sarà pronta a tributare loro i giusti meriti ed a garantire l’adeguato ed atteso sostegno. Se, al contrario, la prossima stagione sarà ancora condizionata dal solito ed inaccettabile traccheggiamento figlio della condizione di perenne sudditanza alla strategia laziale (sia in termini di obiettivi e operatività che in relazione alla questione multiproprietà), i Presidenti avranno il dovere morale di descrivere minuziosamente il problema e rendere tutti partecipi dell’impossibilità della Salernitana di avanzare nel calcio che conta. A quel punto, adagiate le carte sul tavolo con la massima onestà intellettuale e la necessaria trasparenza, ognuno farà le sue scelte. Ne consegue che, a differenza di quanto accaduto quest’anno, Lotito e Mezzaroma non potranno pretendere assolutamente nulla, né fingere un’inesistente programmazione o, peggio ancora, annunciare con voce stentorea una competitività calcistica propinabile solo ai neofiti della materia. Il tempo degli anelli al naso e delle sveglie ciondolanti sul collo è ormai superato. Spazzato via dal detto tanto caro all’imprenditore laziale: ‘’Pagare moneta, vedere cammello’’.
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