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Salernitana, per salvarsi dalla retrocessione bisogna osare

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GMF_9785La clessidra che scandisce i destini del campionato granata lascia scivolare inesorabilmente i granelli di sabbia nella sua sezione inferiore. Non c’è più tempo da perdere, è scoccata l’ora dei buoni propositi da trasformare in dati di fatto, in punti reali che siano capaci di sprigionare una scossa tellurica all’interno di una graduatoria sempre più arida e sconfortante. Lavoro, sudore, ordine tattico, pragmatismo, dichiarazioni di attaccamento alla maglia, professionalità di prammatica, non basteranno ad evitare un finale di torneo che, giornata dopo giornata, appare sempre più problematico. Naturalmente, quanto appena enunciato, dovrà ancora accompagnare il tribolato percorso che attende la squadra da qui alla fine del campionato. Ad esso, però, bisognerà aggiungere l’insieme delle qualità legate alla strategia mentale e all’estro, aspetti che la squadra ha fatto intravedere solo a sprazzi nelle prime ventinove giornate. Insomma, con il compitino lindo ed ordinato non si va da nessuna parte, anche perché alla squadra avversaria, come abbiamo spesso registrato quest’anno, basta poco per scarabocchiare il quaderno e mandare a quarantotto tutte le pianificazioni tattiche ordinarie. La Salernitana, con l’aiuto del suo tecnico, abituato sin dai tempi della collaborazione con Mazzone ad inventarsi qualcosa pur di non sfigurare al cospetto di complessi più attrezzati tecnicamente, dovrà necessariamente battere altre strade, perlustrare nuovi sentieri calcistici.
Audacia, aggressività, furore agonistico senza soluzione di continuità, consapevolezza dei propri mezzi tecnici ed una condotta di gara perennemente intensa, intrepida e incurante dell’avversario con il quale si incroceranno le armi di volta in volta. Per far questo, però, è necessario individuare il sistema di gioco in grado di poter meglio garantire la ricerca di soluzioni tattiche efficaci in entrambe le fasi di gioco. E, di conseguenza, stabilire delle gerarchie ben precise all’interno del parco calciatori. Compiuto questo primo fondamentale step, al termine del quale emergeranno i punti fermi e gli ‘intoccabili’, ai quali verranno affiancati i calciatori tecnicamente indispensabili ma da monitorare nella loro difficoltà a garantire un rendimento atletico costante per tutto il match – senza dimenticare i ‘comprimari’ pronti a fornire con grande professionalità il loro contributo in caso di necessità – si potrebbero avere già idee molto più chiare.
La Salernitana, per scongiurare quantomeno la retrocessione diretta, dovrà conseguire almeno sei successi nelle restanti tredici partite; addirittura qualcosa in più per sopravvivere senza dover attraversare l’inferno dei play out. Per farlo, necessita di gamba, intensità atletica, coraggio, personalità e tanta qualità tecnica. In pratica, possiamo tranquillamente sostenere che la rosa, dopo il mercato di riparazione, al netto di situazioni atletiche da verificare e migliorare, annovera tanti elementi in grado di migliorare la proposta offensiva e, quindi, capaci di aiutare la squadra a portare a casa i successi necessari per non salutare il torneo cadetto dopo appena un anno. Accogliendo con soddisfazione le notizie provenienti dall’infermeria, che danno ormai per recuperati e prossimi al rientro in campo calciatori del calibro di Ronaldo e Nalini, gli interpreti calcistici per coltivare un finale di stagione ambizioso ci sono tutti. Nalini, Ronaldo, Zito, Gatto e Oikonomidis sono calciatori che una Salernitana corsara dovrà gestire con intelligenza, sul piano atletico e fisico, ma allo stesso tempo sfruttare con continuità per costruire i successi che le servono per portare a compimento l’impresa salvezza. Quando si parla di gestione atletica, emerge la consapevolezza di trovarci al cospetto di calciatori che, per caratteristiche morfologiche e temperamentali e problematiche legate ad infortuni seri patiti, possiedono un’autonomia atletica difficilmente compatibile con il progetto di novanta minuti continuamente tambureggianti ed aggressivi. Ed allora, gettando un’occhiata in casa altrui, ci viene in mente il Genoa di Gasperini. L’ex calciatore della Salernitana, infatti, chiede ai suoi uomini sempre tanta intensità, sia sui portatori di palla avversari, sia nel creare pericoli nella metà campo offensiva. Per attuare un calcio dispendioso ma estremamente volitivo, non di rado, egli sostituisce i due esterni offensivi del suo ‘3-4-3’ iniziale dopo nemmeno un’ora di gioco. Escono Cerci e Suso ed entrano Capel e Lazovic. Esempio più terrestre, perché, volendo, potremmo anche scomodare la rotazione di uomini effettuata a Napoli da Sarri, il quale, dopo aver ottenuto il massimo in partita da Allan ed Insigne, è solito affidarsi al contributo di David Lopez e Mertens. Ecco, la Salernitana costretta a conquistare l’intera posta in palio di diverse gare da qui al termine del campionato, potrebbe attuare una strategia analoga. I cinque calciatori appena citati rappresentano  i ‘’tecnicamente indispensabili, da monitorare però nella loro difficoltà a garantire un rendimento atletico costante per tutto il match’’. Ad essi affianchiamo ‘’gli intoccabili’’, ossia Terracciano, Bagadur, Bernardini, Schiavi (quando sarà ristabilito), Moro ed Odjer, e gli attaccanti da selezionare a seconda del modulo scelto. Per tutti gli altri, ottimi professionisti, carismatici ed esperti, ma necessariamente vincolati all’impossibilità di incidere individualmente sulle sorti di un match, ci sarà lo spazio stabilito dal momento di forma del gruppo e dalle esigenze tattiche particolari dettate dai diversi match.
Gamba e qualità. La Salernitana, per ribaltare una sentenza che, tra non molto, rischia di diventare definitiva, deve inventarsi qualcosa. Ampliare decisamente il bagaglio delle sue soluzioni offensive, facendo ruotare oculatamente i suoi calciatori tecnicamente più dotati. E poi iniziare a difendere il più lontano possibile dalla propria porta, aggredendo con intensità costante gli avversari e ripartendo in fretta. Distribuzione di spazi e compiti, giusto equilibrio tra sostanza e qualità, aggressività e giocate in grado di scardinare monotonie tattiche; funzionali, quest’ultime, alle esigenze di rimonta della squadra granata come un pachiderma lanciato all’inseguimento di una gazzella. Pochi giorni fa, seguendo una trasmissione calcistica nazionale, autorevoli addetti ai lavori affermavano che il segreto ‘tattico’ del calcio odierno consiste, in sintesi, nell’aggredire l’avversario tra le linee, rubare palla e ripartire con più uomini nella metà campo avversaria. Muoversi insieme, attaccare e difendere collettivamente per stancarsi di meno ed essere sempre lucidi, senza dimenticare le coperture preventive. Per far questo c’è bisogno di qualità tecnica, personalità, coraggio autentico nel tentare la giocata, gamba fluida, polmoni capienti, motivazioni feroci, temperamento costante e gestione attenta dei cambi. La Salernitana riveduta e corretta di gennaio, tutt’altra squadra rispetto a quella palesemente inadatta alla categoria costruita in estate, a nostro modesto avviso possiede i calciatori giusti per pianificare una strategia calcistica all’insegna del protagonismo. Non è più tempo per covare paure e titubanze: bisogna osare, sfruttando in pieno le caratteristiche tecniche, fisiche ed atletiche dei calciatori in organico. Con il compitino, i granata hanno dimostrato di non saper produrre una solidità difensiva in grado di tutelare i faticosi frutti procurati da una generosa (ma altalenante) fase offensiva. Mente sveglia, muscoli d’acciaio e cuore freneticamente pompante dell’innamorato. Per ottenere i successi utili a strappare una soffertissima salvezza. Per lanciare un segnale alla concorrenza che, probabilmente, non vede l’ora di affiancare la Salernitana al Como nelle sue nefaste pronosticazioni sull’esito finale del campionato. A mister Menichini, che lo scorso anno ha gestito ottimamente il campionato in tutti i suoi aspetti e momenti, spetta il compito, difficile ma allo stesso tempo affascinante e stimolante, di estrapolare l’asso vincente dal cilindro.
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