bru_6481La Salernitana sciupa la possibilità di migliorare sensibilmente la sua posizione in classifica ed è costretta, al termine di una gara ricca di errori in fase di finalizzazione, a chinare il capo dopo l’ennesimo strafalcione difensivo che le costa due punti importantissimi. Un vero sperpero, visto e considerato che il match contro la Pro Vercelli, nonostante le iniziali difficoltà a schiodarlo dal risultato di parità, i granata erano riusciti ad indirizzarlo nel verso giusto, grazie alla realizzazione di Alfredo Donnarumma su perfetto assist di Massimo Coda. Due punti in più che avrebbero regalato linfa ed entusiasmo all’intero ambiente, in vista dell’imminente e proibitivo tour de force che attende la squadra da qui alla fine del girone d’andata. Cinque partite che dovranno assolutamente esprimere concretezza offensiva e solidità difensiva, per mettere punti in cascina ed evitare di approcciare il girone di ritorno con una classifica già tremendamente ansiogena. Tanta delusione, pertanto, sui volti dei tifosi granata al termine dei novanta minuti, perché essi stavano ormai assaporando il gusto di scorgere finalmente la loro squadra nella parte sinistra della classifica. Uno sfizio meritato per chi, dopo un anno e mezzo di cadetteria, convive esclusivamente con le urgenze ed i timori legati ad una classifica perennemente precaria. Due punti gettati al vento che avrebbero collocato la squadra di Sannino a sole quattro lunghezze dall’ottavo posto, obiettivo assolutamente alla portata di una piazza come Salerno (tre neopromosse, Benevento, Cittadella e Spal, stazionano da tempo nella zona spareggi promozione), ma destinato ad assumere le sembianze di una terra promessa a causa di programmazioni tecniche che lasciano sempre un po’ di spazio all’approssimazione. Ennesima delusione di un inizio di stagione decisamente al di sotto delle potenzialità tecniche di una compagine che, vittima di un nervosismo ingiustificato, dissipa quanto costruisce in attacco e, aspetto ancora più preoccupante, in ogni gara commette errori imperdonabili in difesa. La squadra può e deve fare di più, perché, nonostante qualche lacuna evidente in difesa ed a centrocampo (in termini di dinamismo e reattività degli interventi), può tranquillamente giocarsela alla pari con molte delle squadre che la precedono. Per far questo, però, è necessario che il gruppo lavori sul piano della tenuta nervosa, anche ieri apparsa deficitaria in più di una circostanza. Rosina e compagni, pur al cospetto di una Pro Vercelli arroccata nella propria metà campo e pronta a partire di rimessa, hanno destato una buona impressione con i loro pazienti e razionali tentativi di valicare il muro eretto dagli uomini di Longo. Il fantasista calabro, che conserva l’intelligenza calcistica dei bei tempi, è sempre bravo a cercare lo spazio in cui sottrarsi dalla morsa rivale e avere maggiore agibilità, ma continua a palesare difficoltà nell’uno contro uno e nel fornire assist invitanti alle due punte. Due caratteristiche tecniche assolutamente fondamentali per un elemento ingaggiato per fare la differenza. Però è altrettanto vero che i suoi movimenti in campo, la giusta interpretazione delle diverse situazioni di gioco, riescono spesso a creare quel break tattico decisivo e in grado di scardinare le strategie difensive degli avversari. Anche ieri è accaduto quando l’ex torinista, spostandosi a destra, dapprima creava le condizioni (con Improta) di andare in superiorità numerica contro Mammarella. Poi, sottraendosi dalla morsa di Palazzi, dava il via al giro palla che trovava sfogo sulla corsia opposta, dove si fiondava Vitale per andare al cross. Su uno dei traversoni del laterale napoletano, attivato dalla circolazione di palla targata Rosina-Della Rocca, Coda ha servito di testo un ottimo pallone all’accorrente e rapace Donnarumma, bravo a trovarsi al posto giusto e ad insaccare. Ed è a partire da questo momento che la Salernitana ha iniziato a ‘costruire’ la sua gestione scellerata della gara. Quando il compito più difficile sembrava ormai eseguito, ossia buttar giù lo spesso muro difensivo vercellese, per lasciare spazio alla lucidità e alla qualità tecnica di calciatori ricchi di personalità ed esperienza, il fattore nervosismo ingiustificato ha ancora una volta rovinato tutto. Con i piemontesi costretti a fare la partita, i calciatori granata avrebbero dovuto semplicemente stanarli attraverso una circolazione di palla pulita e snervante, in attesa di colpirli con freddezza e mettere al sicuro il risultato. Ed invece Coda e compagni, stranamente, sono diventati frenetici, impostando la gara sulla veemenza ed il furore agonistico. Un atteggiamento ammirevole per attaccamento e impegno, ma anche anomalo per una squadra composta da calciatori temprati da mille battaglie. L’inevitabile conseguenza di questo caotico ed incomprensibile furore agonistico sono le innumerevoli occasioni da rete sciupate nella parte finale del primo tempo. Ne abbiamo contate ben quattro (Coda, Improta e due volte Perico). Nel secondo tempo, il copione non è mutato di una virgola. Pro Vercelli impegnata a costruire un faticoso tentativo di rimonta e Salernitana mai in grado di capitalizzare il suo elevato tasso tecnico attraverso una manovra lucida, essenziale e finalizzata a ottenere del gol della sicurezza. Il doppio vantaggio fallito, con il trascorrere dei minuti, ha reso ancora più insicura e tesa la squadra di casa. A quel punto sono iniziati anche gli errori dalla cintola in giù. Retropassaggi corti, fortunatamente non intercettati per un soffio dagli avversari, ed affannosi tentativi di disimpegno (Altobelli ruba palla e lancia Mustacchio che non ne approfitta). Il giusto merito deve però essere riconosciuto anche al portiere ospite, autore di due ottimi interventi che hanno salvato il risultato (su Perico e Della Rocca).

Paura di non condurre in porto il successo, cresciuta a dismisura dopo il contemporaneo ingresso in campo di La Mantia e Sprocati. Piemontesi disposti con uno spregiudicato ‘4-2-4’ e granata costretti ad affrontare l’evoluzione più logica e temibile del match. Sannino, registrata l’incapacità dei suoi di congelare con discreto anticipo la vittoria, opta per un finale di gara a protezione dei propri sedici metri. L’ex tecnico del Siena inserisce Busellato al posto di Donnarumma, passando al ‘5-3-1-1’, con Rosina alle spalle di Coda. Poi, preso atto della stanchezza di Della Rocca, spedisce sul terreno di gioco anche Zito. A questo punto, l’assetto diventa ancora più prudente, perché Rosina a destra e Zito a sinistra, con Ronaldo e Busellato centrali, compongono un ‘5-4-1’ votato esclusivamente alla protezione del prezioso vantaggio. Sostanzialmente ininfluente il cambio Schiavi-Luiz Felipe (“Tallonite”, motiverà il vice di Sannino, Fiorin, in sala stampa). E le premesse sembrano buone, perché le prime battute del nuovo assetto tattico mostrano un atteggiamento dinamico, con i centrali difensivi ad uscire tra le linee e gli esterni ad aggredire alti. Come detto in precedenza, c’è sempre un però. Ed esso è rappresentato dall’assenza di tranquillità che attanaglia la squadra, la quale fatica a non avvertire eccessivamente le pressioni e le tensioni esercitate da una piazza come Salerno. Come dimostra nitidamente lo scoordinato intervento di Perico su Ebagua, che conquista agevolmente palla e manda in porta il solitario Sprocati. Quando nel calcio sciupi tanto e non metti serenità e lucidità al servizio della prestazione, la beffa non dimentica mai di bussare alla tua porta. Nel finale, la reazione veemente dei calciatori locali costringe sulla difensiva la Pro Vercelli, ma l’assetto ormai spuntato (il solo Coda nei sedici metri rivali) e la stanchezza, fisiologica, non producono nulla di rilevante in termini di occasioni da rete. Volontà ed impeto che si traducono in un diagonale di Improta che, ancora una volta, trova pronto il reattivo Provedel. La gara termina tra i fischi della gente, con la Salernitana che avrebbe meritato la vittoria, ma anche condannata dalla sua incapacità di coglierla.

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